Rilettura · Metriche
Punteggi PageSpeed e Core Web Vitals: cosa guardare oggi
Il famoso 89 di un tempo, tra dati di laboratorio e dati sul campo: come leggere Lighthouse senza farsi ingannare e quali metriche spostano davvero l'esperienza.
C'era un tempo in cui un punteggio PageSpeed di 89 era un trofeo: si scriveva, si mostrava, si difendeva. Era il numero verde di un tool che prometteva di riassumere in una cifra la velocità di un sito. Quel numero esiste ancora, ed è ancora utile — ma saperlo leggere è diventato più importante che inseguirlo. Questa rilettura spiega cosa misura davvero un punteggio, cosa misurano invece i Core Web Vitals, e dove conviene investire il tempo quando l'obiettivo è la esperienza delle persone reali.
Punteggio di laboratorio contro dati sul campo
Il punteggio di Lighthouse è una simulazione: un device di riferimento, condizioni di rete stabilite, un'analisi in controllate condizioni di laboratorio. È eccellente per confrontare versioni dello stesso sito durante lo sviluppo, meno affidabile per descrivere il mondo. I dati sul campo — quelli raccolti dal progetto CrUX sui reali visitatori, in finestre di settimane — raccontano invece ciò che accade davvero: reti lente, telefoni modesti, estensioni installate. Quando i due mondi dicono cose diverse, il campo vince sempre.
I Core Web Vitals che contano
- LCP, Largest Contentful Paint: quanto impiega il contenuto principale a comparire. Soglia buona: 2,5 secondi. Dipende da server, CDN, priorità delle immagini critiche.
- INP, Interaction to Next Paint: la reattività agli input, il tempo perché il sito risponda ai tocchi. Soglia buona: 200 millisecondi. Dipende dal JavaScript: task lunghi che bloccano il thread principale.
- CLS, Cumulative Layout Shift: la stabilità visiva, quante cose «saltano» mentre la pagina carica. Soglia buona: 0,1. Si risolve dichiarando dimensioni di immagini e spazi per i contenuti dinamici.
Nessuno di questi è un punteggio: sono esperienze. E l'esperienza, non il colore di un indicatore, è ciò che i motori valutano.
Perché il punteggio non è un fattore di ranking
La velocità influisce sul posizionamento attraverso i segnali concreti — i Core Web Vitals, la disponibilità della pagina — non attraverso il voto sintetico. Un sito può mostrare un 65 ostinato e convertire magnificamente, e un 98 accademico che fallisce sul campo. La «vanità del verde», l'ossessione per la palette del tool, porta a ottimizzazioni irrazionali: sprite inutili, ritardi introdotti per spostare metriche, risorse caricate artificialmente. Il punteggio serve a trovare i problemi, non a essere il problema.
La varianza esiste, ed è normale
Un dettaglio che sorprende chi inizia: lo stesso sito, misurato due volte di fila negli stessi strumenti, può oscillare di diversi punti senza che nulla sia cambiato. La causa è la natura simulata del test — dispositivo, rete e cache cambiano tra le esecuzioni. La prassi professionale è fare più misurazioni e considerare la mediana, non il picco. E prima di ottimizzare, stabilire un budget: quali pagine devono essere veloci, per quali visitatori, con quale dispositivo di riferimento. Senza budget, ogni punto di performance diventa un fine; con un budget, diventa una scelta consapevole.
Le ottimizzazioni che spostano davvero
- Immagini: formati moderni, dimensioni giuste per lo schermo, caricamento differito per ciò che sta fuori schermo, e l'immagine principale caricata con priorità.
- Font: sottoinsiemi ridotti,
font-display: swap, al massimo due famiglie. Ogni peso in più è un tributo che il lettore paga. - JavaScript: meno framework per pagine semplici, divisione in moduli, caricamento differito di tutto ciò che non serve al primo sguardo. L'INP migliora togliendo, non aggiungendo.
- TTFB: il tempo al primo byte dipende da hosting e rete di distribuzione: tema approfondito nella guida alle prestazioni all'edge.
Come leggere un report senza farsi ingannare
Prima mossa: guardare sempre prima la versione mobile, con la rete campionata, non il desktop in ufficio. Seconda: confrontare le opportunità proposte con i dati sul campo; se il campo non segnala il problema, il problema è teorico. Terza: diffidare delle ricette universali — ogni sito ha il proprio collo di bottiglia, e misurarlo costa meno che indovinarlo. La disciplina della misura vale anche al di fuori del browser: la stessa onestà metodologica che consigliavamo nei benchmark dei dischi.